Storia

Dalla Secessione alla guerra civile

La guerra civile americana iniziò con la crisi della Secessione

La Secessione per un partito non desiderato

Gli Stati Uniti d’America, a quasi cent’anni dall’indipendenza, si ritrovarono in una profonda crisi politica.

Le divergenze politiche e gli interessi economici, negli ultimi anni avevano portato a una frattura tra stati del nord e stati del sud.

Con la vittoria nel dicembre del 1860 del Partito Repubblicano, la Carolina del Sud, per protesta, decise di ritirarsi dagli Stati Uniti.

La questione degli schiavi divenne un pretesto per dare l’avvio alla Secessione.

Un popolo che non si sentiva rappresentato

Nelle seguenti sei settimane, alla Carolina del Sud, altri sei stati del Sud optarono per la Secessione: Mississippi, Florida, Alabama, Georgia, Louisiana e Texas.

Mappa degli USA tra il 1861 e il 1865
La suddivisione tra Stati dell’Unione e Stati Confederati

Per molte famiglie, l’abolizionismo della schiavitù era visto come una minaccia alle proprie usanze e al tenore di vita.

L’aristocrazia terriera accusava il governo centrale di svantaggiare gli stati meridionali con il protezionismo e gli aiuti alle industrie del nord.

Per gli stati del sud la Secessione significava anche la concreta possibilità di ridurre le tasse e le imposte.

Il libero scambio avrebbe inoltre permesso di importare le merci dall’estero a prezzi più convenienti e avvantaggiare l’esportazione dei prodotti agricoli.

L’inizio della Secessione

Nel febbraio del 1861, guidati da Jefferson Davis, gli stati del sud si proclamarono Stati Confederati d’America.

Non tutti erano d’accordo, ad esempio molti uomini d’affari che commerciavano con gli stati del nord.

Mentre il 4 marzo del 1861, davanti all’ala est del Campidoglio di Washington, Abraham Lincoln presiedeva la cerimonia inaugurale della sua presidenza, le parti politiche cercavano senza successo una via per arrivare alla riconciliazione.

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Discorso d’insediamento di Abraham Lincoln

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Il 12 aprile del 1861, gli Stati Confederati attaccarono Fort Sumter (South Carolina) dando l’avvio alla guerra civile.

Il 15 aprile Lincoln decise di rispondere militarmente all’insurrezione; ritenendo inadeguato un esercito di 60.000 uomini, vennero arruolati 75.000 miliziani. Si aggiunsero più tardi altri 42.000 soldati regolari.

Il dramma della guerra

La situazione si fece drammatica e il congresso autorizzò il presidente a chiamare alle armi 500.000 volontari da arruolare per tre anni. Lincoln raccolse il sostegno della sola popolazione degli stati più a nord.

Alla richiesta di volontari per il fronte, Arkansas, Tennessee, Virginia e la Carolina del Nord confluirono nella Confederazione, mentre il Delaware, il Kentucky, il Missouri e il Maryland rimasero fedeli agli unionisti.

Parenti, amici… nemici

Fotografia di tre soldati dell'Unione
La guerra civile coinvolse ogni strato della società.

La guerra separò e distrusse intere famiglie, etichettandole come nordiste o sudiste.

Lo stesso presidente Lincoln in prima persona visse questo dramma, infatti tre dei suoi cognati persero la vita combattendo tra le file dei sudisti.

L’Unione fece leva anche sull’economia, bloccando i porti del sud per impedire alla Confederazione di vendere il cotone all’estero e importare le forniture necessarie all’industria bellica. (Uno dei tre obiettivi di Lincoln)

Gli stati del nord potevano vantare una superiorità in termini di risorse materiali e nei trasporti, con strade e ferrovie moderne.

L’Unione aveva le fabbriche, le imprese, il capitale bancario, con una capacità di produzione cinque volte superiore al sud e poteva disporre di armi efficaci.

Gli Stati Uniti, avendo 20.700.000 abitanti, potevano contare su un esercito più numeroso di quello degli Stati Confederati con 9.100.000 abitanti comprendendo anche i 3.500.000 schiavi.

Ma perché il conflitto non si risolse subito?

Nonostante il facile pronostico di vittoria, l’Unione dovette confrontarsi con la superiorità dell’esercito sudista.

Guidato da capi militari particolarmente preparati e che potevano contare sulla facilità degli approvvigionamenti, i soldati sudisti erano meglio organizzati e strategicamente più forti.

I soldati della confederazione erano inoltre motivati a difendere le proprie terre, le case e le famiglie.

La percentuale dei confederati che si arruolò facendo proprie le idee nazionaliste o per preservare la schiavitù fu bassa.

Erano pochi i sudisti che avevano schiavi, l’esercito era composto quasi esclusivamente da agricoltori che volevano l’indipendenza dal Nord che li opprimeva.

Un numero impressionante di vittime

Lapide soldato morto nella guerra di secessione
Le vittime furono 635.000

Lincoln stabilì tre obiettivi per mettere fine al conflitto: la presa della capitale Richmond, il blocco dei porti del sud e il controllo del fiume Mississippi.

Inizialmente, a seguito di continue sconfitte, sembrarono irraggiungibili per l’esercito dell’Unione e costarono pesanti perdite di uomini.

La guerra in gran parte si svolse in Virginia e nella valle del Mississippi agevolando i confederati guidati da abili generali come Robert Edward Lee e Thomas Jonathan Jackson.

La svolta

Nell’aprile 1862, le navi dell’Unione, con al comando l’ufficiale David Farragut, conquistarono New Orleans.

Gli Stati Confederati nel settembre 1862 risposero con due importanti vittorie a Bull Run e ad Antietam, ma nella primavera del 1863 i nordisti riuscirono comunque a raggiungere Vicksburg.

il 4 luglio, dopo una serie di sanguinosi combattimenti e un assedio durato sei settimane, i soldati dell’Unione guidati dal generale Ulysses Simpson Grant ebbero la meglio.

Grazie a quest’ultima vittoria le forze dell’Unione potevano ora controllare l’intera lunghezza del Mississippi, rendendo impossibile per gli stati occidentali inviare rinforzi di uomini o rifornimenti agli alleati orientali.

Il secondo obiettivo di Lincoln, cioè separare in due la Confederazione, era stato raggiunto.

Il popolo vuole la pace

Nonostante questa vittoria, molti erano gli abolizionisti degli stati del nord che chiedevano la fine della guerra, tanto da indurre il generale Lee a convincersi che se il suo esercito fosse riuscito a ottenere una vittoria nel territorio del Nord, la stessa opinione pubblica avrebbe costretto il governo dell’Unione a firmare un trattato di pace.

Fu così che nell’ultima settimana di giugno del 1863, l’esercito sudista si diresse a nord verso la Pennsylvania ma senza riuscire a raggiungerla perché bloccato a Gettysburg dai soldati dell ‘Unione.

In tre giorni di battaglia persero la vita più di 50.000 uomini e il quarto giorno, il generale ordinò la ritirata a sud. Questo evento segnò indelebilmente le sorti della Confederazione.

Verso la fine della guerra

Lincoln, forte di questa vittoria, sfruttò l’occasione per riaccendere gli entusiasmi dei cittadini e chiamare alle armi nuovi volontari.

Proprio a Gettysburg il 19 novembre 1863 dichiarò che dal 1° gennaio 1863 tutte le persone tenute come schiave sarebbero state libere per sempre.

Il motivo della guerra non era più quello di salvare l’unione ma quello di salvare la libertà e abolire la schiavitù.

Porre fine alla schiavitù significava per gli Stati Uniti dimostrare, agli occhi dell’opinione pubblica internazionale, di essere uno stato moderno, mentre agli occhi degli industriali, liberare gli schiavi significava avere manodopera a basso costo necessaria per soddisfare il bisogno delle nuove e numerose attività produttive.

Nel 1864 la Confederazione era allo sbaraglio, pochi uomini, attrezzature insufficienti, povertà dilagante e carenza di cibo. Nel novembre dello stesso anno l’esercito dell’Unione guidato dal generale Sherman attraversò la Georgia distruggendo e bruciando raccolti ed edifici e smantellando la ferrovia.

Il 22 dicembre occupò la città di Savannah e girò a nord, marciando attraverso le Caroline per dirigersi a Richmond. Nel suo tragitto non risparmiò neppure la popolazione civile.

Terzo obiettivo e fine della Secessione

Fotografie dei generali Grant e Lee, per la ricorrenza dei cinquant'anni dalla fine della guerra di secessione.
“La guerra è finita. I ribelli sono di nuovo nostri compatrioti” (Generale Grant).
Nell’immagine commemorativa per i 50 anni dalla fine della guerra, i generali Grant e Lee.

I soldati nordisti nel marzo 1865 circondarono Richmond e il 2 aprile il generale Lee fu costretto ad abbandonarla.

Il generale sudista, per salvare i suoi uomini, marciò verso sud, ma venne raggiunto e fermato dall’esercito del generale Grant.

Il 9 aprile del 1865 i due generali si incontrarono ad Appomattox (Virginia) e il generale sudista si arrese.

Secondo quanto riportato dalle cronache dell’epoca, il generale Grant trattò generosamente e con rispetto i soldati confederati, chiedendo loro di consegnare le armi con la promessa di non combattere mai più contro gli Stati Uniti. Non ci furono prigionieri e i soldati tornarono alle loro case.

Dopo la guerra civile

La guerra trasformò la vita politica, economica e sociale del paese e contribuì all’elaborazione del XIII emendamento della Costituzione decretando ufficialmente la fine della schiavitù. Da allora tutti gli stati si riconoscono facenti parte di una sola grande nazione.

La sconfitta della Confederazione portò negli stati del sud, povertà, tensioni interne e malcontento in molte fasce della popolazione con manifestazioni di protesta, l’inasprirsi del razzismo e la nascita di movimenti come il Ku Klux Klan.

Copertina del libro Piccole donne pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore nel 1983

Parla della guerra di secessione il romanzo “Piccole donne”

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